Nel 2024 un nome nuovo ha cominciato a circolare con insistenza tra gli addetti ai lavori: Ghost Dubs, ennesima manifestazione di Michael Fiedler, produttore tedesco che da quasi due decenni si muove tra diversi pseudonimi — Jah Schulz per il dub reggae, Tokyo Tower per le esplorazioni più astratte. Con l’album Damaged, pubblicato su PRESSURE, l’etichetta di The Bug, Fiedler ha trovato la sua sintesi più compiuta, catturando l’attenzione della stampa internazionale e imponendosi come una delle voci più originali nel panorama della bass music contemporanea.
Il suo suono è un ibrido inconfondibile: low-end pressure, tecniche dub dal vivo, estetica industriale. Una miscela che affonda le radici nella tradizione dub/roots, nel dub techno, nello shoegaze e nella drone music, ma che guarda avanti con un sound design futuristico e ipnotiche, lentissime giravolte sonore. Il risultato è una musica che sembra provenire da una dimensione parallela: confortevole e inquietante insieme, sospesa tra sogno e realtà, capace di trasformare lo spazio d’ascolto in un’estensione del proprio sistema audio.
Nel 2025 Fiedler compie il passo successivo: l’incontro/scontro con The Bug nell’album Implosion, sempre su PRESSURE. Un lavoro che porta il dialogo tra i due producer alle estreme conseguenze, alternando le texture industriali sporche e concrete di Kevin Martin con le riverberazioni spettrali della scuola berlinese del dub techno. Un suono collassante, opprimente, fatto di frequenze annientanti e pulsazioni ipnotiche.
In un panorama dove innovare sembra quasi impossibile, Ghost Dubs riesce nell’impresa più rara: distillare cinquant’anni di bass music in qualcosa che suona insieme antico e completamente nuovo. Lento, pesante, ipnotico. Sacrale e narcotico.
PRESS
“Se David Lynch si fosse mai dedicato al dub, avrebbe potuto suonare esattamente così… un serio candidato al miglior disco dell’anno.”
— Steve Barker / The Wire Magazine (su Damaged)
“Un trionfo immersivo, un groove ridotto in fornace, cesellato a macchina, di ipnotica ebbrezza ad alta densità per l’orecchio interno.”
— MOJO Magazine (su Damaged)
“Ghost Dubs distilla il dub ambient in una forma evanescente e spettrale. Molti si sono cimentati in questa tradizione, ma pochi hanno raggiunto la pesantezza, o la stranezza, dei migliori lavori di Ghost Dubs.”
— Pitchfork (su Damaged)
“‘Damaged’ è confortevole e allo stesso tempo inquietante, oscilla tra sogno e realtà… Ascoltare l’album dà la sensazione di un’esperienza vicina alla morte.”
— Yuta Umegaya
“Disco della Settimana. Come ci si aspetterebbe da un disco uscito per la Pressure di The Bug, questa roba ha un peso. Quasi come se avesse una propria gravità.”
— The Quietus (su Damaged)
“Devo ammettere che ‘Damaged’ è qualcosa come l’essenza del Dub incarnata. La distillazione di 50 anni di bass music.”
— DubBlog.de
“Un soundscape ballardiano opprimente, fatto di texture industriali minacciose e basse frequenze annientanti.”
— The Quietus (su Implosion)
“La forma più estrema di dub spettrale: brutalmente minimale, ipnotico, pesante come un terremoto subacqueo.”
— Tower Records (su Implosion)
“Uno per uno si scambiano bombe subsoniche oscure, The Bug con il suo sound industriale sporco e concreto, Ghost Dubs con le riverberazioni della scuola berlinese del dub techno.”
— Mladina (su Implosion)
“Ti piace farti avvolgere dal basso? Scomparire nel basso? ‘Implosion’ è un inno alle pulsazioni. Un rituale dionisiaco che ci mette in contatto con il subconscio dell’universo.”
— ImpattoSonoro (su Implosion)
“Se il dub techno fosse davvero portato al suo estremo, e se lo spettro dei Black Ark Studios venisse trasmesso in un lento viaggio notturno sull’autostrada tedesca, il suo suono si rifletterebbe in questa steppa infestata.”
— Last.fm